venerdì, 17 aprile 2009


Costruire,costruire,costruire.
L’Impregilo è una multinazionale italiana leader nell’edilizia e nell’ingegneria. Grandi opere, sistemi per l’ambiente, edilizia, concessioni. L’Impregilo c’è sempre. "E’ il braccio di cemento armato di ogni governo" ha affermato Beppe Grillo.

L’Impregilo c’è a L’Aquila,città rasa al suolo dal violento sisma del 6 marzo scorso.
L’Ospedale Regionale San Giovanni  è stato messo in funzione( non costruito, ma solo messo in funzione-ci tengono a precisare gli uomini di Impregilo) dalla Cogefar, impresa poi confluita nell’Impregilo. L’Ospedale del capoluogo abruzzese è stato dichiarato inagibile al 90%. Nonostante si trattasse di una struttura nuova e su cui sono stati investiti fondi per 200 miliardi di lire provenienti dalla Cassa del Mezzogiorno, dalla Regione Abruzzo e dai Ministeri dei Lavori Pubblici e dell’Istruzione. "Si è speso nove volte più del necessario", ha affermato Ferdinando Di Orio, rettore dell’Università aquilana ed ex vicepresidente della commissione parlamentare sugli ospedali incompiuti.
Eppure l’Impregilo si dichiara esperta di costruzioni ospedaliere, e a realizzato  per l’Italia l’ospedale di Lecco, l’Istituto Oncologico Europeo di Milano, l’ospedale di Modena, quello di Careggi, quello di Poggibonsi, quello della Versilia, l’ospedale di Destra Secchia e “inoltre, ospedali a L’Aquila, Cerignola e Menaggio”.
Non sarebbe il caso, visti gli ultimi avvenimenti, di effettuare qualche controllo?

 Ma l’Impregilo c’era anche a Napoli, quando era ricoperta(lo è ancora?) di immondizia.  L’impresa aveva ottenuto nel 2000 l’appalto per lo smaltimento dei rifiuti e la costruzione dell’inceneritore di Acerra, che doveva essere costruito in non più di 300 giorni.
Nel 2008 l’inceneritore ancora non era completato e i rifiuti campani venivano smaltiti in Germania pagando cifre esorbitanti(130 euro a tonnellata), in inceneritori costruiti dalla stessa Impregilo.
Nel frattempo a Napoli i rifiuti venivano accantonati in Ecoballe, ma che non erano a norma per essere smaltite.
Intanto l’Impregilo finisce sotto i riflettori della Magistratura: interdizione di un anno a contrattare con la pubblica amministrazione, e sequestro di 750 milioni di euro.
A marzo 2009 l’incerenitore di Acerra viene terminato, e Berlusconi loda addirittura Impregilo: “Sono eroi questi uomini, qualcuno ha cercato di ostacolarli ma hanno tenuto duro”. Gli stessi uomini accusati di truffa allo Stato e tra i responsabili,insieme all’amministrazione napoletana, dell’emergenza rifiuti.

L’Impregilo c’è anche sulla Salerno-Reggio Calabria, dove ha ottenuto uno slittamento ufficiale sui tempi per la consegna del quinto lotto da 60 chilometri. Risultato: ci vorrà non solo più tempo ma anche più fondi. L’Impregilo c’è anche nella costruzione delle Tav, delle centrali nucleari e addirittura della costruzione del tanto discusso ponte sullo Stretto di Messina. 
Ma l’attività e la fama di Impregilo non si limitano solo all’Italia. Anche in America Latina e in Africa l’impresa è stata accusata e citata in giudizio a causa di reati che danneggiavano l’ambiente e la salute delle popolazioni locali.
Ma tutto ciò, ci è mai stato raccontato da giornali e tv?  In tutti i servizi di questi giorni riguardanti la tragedia abruzzese non sono mai stati fatti in nomi delle imprese che hanno costruito gli edifici con la sabbia, né tantomeno dell’Impregilo. E’ bastata la scusa che l’impresa ha solo messo in funzione e non costruito l’ospedale. Ma cosa vuol dire mettere in funzione? Effettuare controlli.
Toccava all’Impregilo garantire che l’Ospedale fosse agibile. E antisismico.
De tous les actes, le plus complet est celui de construire (Paul Valery) ("di tutti gli atti il più completo è costruire"). E’ lo slogan che si legge sul sito web dell’Impregilo,e che sta alla base della filosofia dell’azienda.
Ecco, costruire. Ma con che materiali?

                                                                                                          Gerardo Adinolfi
                                                                                                          gerrino@hotmail.it
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categoria:beppe grillo, terremoto, impregilo
mercoledì, 18 marzo 2009

Scritto per L'Informale www.informale.ilcannocchiale.it

“Per amore del mio popolo non tacerò”. Con queste parole Don Peppe Diana aveva deciso di non restare in silenzio e combattere la camorra. Don Diana venne ucciso il 19 marzo 1994, nella sua Chiesa per aver aperto gli occhi dei suoi concittadini di Casal Di Principe, nel casertano ed averli invitati ad opporsi alle logiche camorristiche dando vita alla più numerosa manifestazione antimafia mai avuta in città.A 15 anni dal suo assassinio le sue parole continuano a percorrere le strade di Casal di Principe, dove proprio il 19 marzo inizierà la tre giorni di manifestazioni per la XIV Giornata in memoria delle vittime di tutte le mafie.

Quest'anno è stata scelta Napoli come città ospitante della manifestazione del 21 marzo, dove un corteo attraverserà la città partenopea mentre verrano letti ininterrottamente i nomi delle 900 vittime delle mafie: tra giornalisti, magistrati, imprenditori, semplici cittadini. Certo, le vittime non sono 900, sono molte di più. Innocenti che molto spesso sono stati dimenticati o di cui la stampa non ha neanche accennato.

Come si comporteranno questa volta i media? Daranno rilievo alla manifestazione o faranno ancora una volta finta di niente?L'indifferenza dei media nei confronti del problema mafia non è nuovo. Molte, troppe volte la stampa e le televisioni hanno girato il volto dall'altro lato. Un omicidio di mafia viene relegato in un semplice trafiletto. I processi non sono meritevoli di essere raccontati,non garantiscono i giusti ascolti come quelli di cronaca nera. Guai a informare sul maxiprocesso contro i casalesi tralasciando l'ennesimo servizio sull'omicidio di Perugia. La mafia spesso non è considerata un problema nazionale, ma solo del Sud. Quando il libro di Roberto Saviano, Gomorra, è stato adattato al teatro qualcuno ha obiettato che lo spettacolo potesse essere esportato in tutti i teatri d'Italia: “L'argomento non interessa”, si diceva.

Eppure ci sono numerosi giornalisti che combattono quotidianamente contro la criminalità organizzata. E per questo sono costretti a vivere sotto scorta e a mettere a repentaglio la loro incolumità. Perchè le mafie devono essere combattute, e per fare ciò c'è bisogno anche dell'aiuto dello Stato. Ma come si può pretendere che lo Stato le possa combattere se in Parlamento siedono politici che hanno festeggiato con i “cannoli” perchè condannati a soli 5 anni per favoreggiamento "semplice" e non "aggravato" alla mafia? O che dichiarano che “la mafia esiste e dobbiamo imparare a conviverci”?

No, non dobbiamo e vogliamo conviverci. Perchè come gridava Peppino Impastato contro il boss Tano Badalamenti “La mafia è una montagna di merda!” E noi, su questa montagna, non vogliamo salirci, ma demolirla.

                                                                                          Gerardo Adinolfi

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categoria:mafia, antimafia, informazione
venerdì, 13 marzo 2009

Vespa, ci dice per chi ha votato alle ultime elezioni?
Mai! Non lo sa nemmeno mia moglie

Ma il resto degli italiani può farsene un'idea.......

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categoria:politica, vespa
lunedì, 09 marzo 2009
Lo scopo dei telegiornali: informare per disinformare
  


Non più programmi di informazione, ma show televisivi
in cui i giornalisti potrebbero benissimo essere sostituiti da presentatori o pubblicitari. Così si presenta agli occhi degli spettatori l'informazione televisiva italiana, sempre più governata da logiche di mercato e da pressioni politiche.Tg che costruiscono la propria agenda setting non mettendo più a centro l'informazione, ma l'Auditel e gli ascolti.

Eppure, in un Paese come l'Italia che è tra i più arretrati per quanto riguarda le nuove tecnologie, l'informazione televisiva rappresenta il principale mezzo di informazione. Se molti vedono Internet come il paradiso della vera informazione, questo mezzo è comunque ancora usato solo da una minima parte della popolazione italiana, composta soprattutto da giovani.

Chi guarda un telegiornale crede,ingenuamente, che quello che gli viene mostrato sia la realtà, sia ciò che di più importante è accaduto nel mondo. Ma non è così. I telegiornali mostrano ma allo stesso tempo nascondono,tagliano e omettono riuscendo in qualche modo a manipolare l'opinione pubblica e ad....

Leggi tutto su informale.ilcannocchiale.it

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categoria:informazione, tg
martedì, 03 marzo 2009

Dalla voglia di scrivere, di informarsi e di informare di quattro amici, quattro studenti universitari che vedono nel giornalismo la loro strada e nella libertà di informazione il loro principio cardine nasce un nuovo blog.

E' L'Informale, www.informale.ilcannocchiale.it, che si presenta con queste parole:

Suvvia, siamo informali!

Informali per contrapporci alla formalità dell'informazione odierna, la quale troppo spesso si traduce in omissione di notizie, fatti ed avvenimenti.

Se per formalità si intende la realtà costruita oggi dai mezzi d'informazione, allora sì, preferiamo, molto più umilmente, rifugiarci nell'informalità e seguire quel sottile filo rosso della libertà d'espressione e di pensiero che l'oramai bistrattato articolo 21 della Costituzione italiana afferma e garantisce. Continua su www.informale.ilcannocchiale.it

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categoria:politica, giornalismo, informazione, informale
martedì, 24 febbraio 2009

L'informazione è alla base della democrazia, qualcuno mi ha detto. Perchè solo sapendo le cose si può sviluppare un senso critico che ci permette di giudicare, di riflettere, di partecipare alla vita sociale e politica del nostro Paese.

La libertà di manifestazione del pensiero, ma anche la libertà di ricercare, ricevevere e diffondere informazione è alla base dell'art 21 della nostra Costituzione. Così come viene ribadita la libertà assoluta della stampa.

Diceva Voltaire : "non condivido le tue idee ma lotterò con tutte le mie forze perché tu come me possa liberamente esprimere il tuo pensiero". Voltaire lo diceva secoli fa, quando ancora non venivano riconosciuti i diritti di cui oggi godiamo. E' nella società dell'informazione di oggi la riflessione di Voltaire dovrebbe essere scontata.

Tutte le leggi sui mezzi di infomazione garantiscono il pluralismo, combattono la formazione di cartelli e monopoli, pongono come principio imprescindibile la pluralità dell'informazione. Ma ad Europa 7 è stato vietato di trasmettere.

Lo scopo dei mezzi di informazione è appunto informare, ovvero rendere edotto, construire un sapere. Le notizie devono essere veritiere e avere utilità sociale. Le stesse notizie dovrebbero essere raccontate, se non con imparzialità, almeno con obiettività. Ma i tg italiani considerano di utlità sociale il servizio sull'ultimo nato allo zoo di Berlino piuttosto che la manifestazione di Piazza Farnese.

Non è di utilità sociale neanche sapere che tra le stanze di Palazzo Chigi si agira un corruttore, come accertato da recenti sentenze.

Ma non penso che i giornalisti italiani agiscano in malafede, sono solo portatori sani di bugie altrui.

 Segnalazioni

Tutti i dettagli sulla nuova criminosa legge sulle intercettazzioni di Lorenzo Chiavetta(Liberiesenzapadroni)

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categoria:politica, giornalismo, , tg
lunedì, 02 febbraio 2009

Ho appena finito di leggere l'ultimo libro di Bruno Vespa, "Viaggio in un'Italia diversa".  Questo libro rappresenta un viaggio nell'Italia di oggi, dagli immigrati al problema rifiuti a Napoli alla crisi Alitalia,nei retroscena della caduta del Governo Prodi alla fondazione del Pdl da parte di Berlusconi, fino a giungere alla riforma del lavoro e della scuola. Tutto, ovviamente, secondo la prospettiva del conduttore di Porta a Porta.

Pur essendo consapevole di avere una visione diversa, non so se migliore o meno, ma semplicemente diversa, da Vespa, ho letto questo libro volentieri, perchè credo che per avere una conoscenza globale di ciò che succede bisogna sentire entrambe le campane( di destra e di sinistra).

 

E in effetti, leggendo le 460 pagine del libro, molte volte mi sono sentito in disaccordo sulle opinioni di Vespa su questa Italia diversa. Ma, innanzitutto, diversa da cosa?

Dall’Italia democristiano paralizzata dall’immobolismo dei governi centristi? Dall’Italia corrotta di Tangentopoli? Dall’Italia della Prima Repubblica, di cui sono cambiati solo i nomi dei partiti?

I problemi che affronta Vespa nel libro non sono nuovi, non rappresentano un Italia diversa dal passato. Immigrazione, rifiuti, camorra, giochi di potere, corruzione, povertà delle famiglie sono piaghe che affliggono l’Italia da tanto tempo, e contro cui non si sa, o non si vuole combattere.  

 

Ma Vespa ha dato il meglio di sé con due affermazioni, che ho letto e riletto perché non volevo credere a ciò che era scritto. La prima riguarda il divario economico tra Nord e Sud, nel capitolo relativo alla crescita della Lega. Vespa non propone soluzioni e non mostra quali sono i reali motivi di questo divario, ma conclude il capitolo affermando che fino a quando l’Italia non sarà accorciata, resterà sempre zoppa.

La seconda affermazione la si trova nel capitolo riguardante la riforma Gelmini, di cui Vespa mette in risalto solo gli aspetti positivi: il voto in condotta, il grembiule e il maestro unico, nonché la soppressione di corsi di laurea inutili.

Proprio in riferimento all’università Vespa parla degli studenti di Scienze della Comunicazione come “illusi e futuri disoccupati”.  Un attacco forte, ma questo è il suo libro e Vespa può permettersi di scrivere ciò che vuole.

Ma chi ha seguito la puntata di Porta a Porta del 19 gennaio sa che Vespa non ha fermato la sua personale battaglia contro Scienze della Comunicazione. In una puntata in cui si parlava dell’omicidio di Meredith ed erano presenti degli studenti di un liceo Scientifico, Vespa si rivolge a loro e afferma: Abbiamo bisogno di ingegneri, abbiamo bisogno di tecnici importanti. Una sola preghiera: non vi iscrivete a scienze della comunicazione, non fate questo tragico errore, che paghereste per il resto della vita!”

E’ vero, forse in Italia servirebbero più costruttori che comunicatori, ma queste parole così forti e offensive non dovrebbero essere dette dal conduttore del più seguito talk show televisivo.  Vespa, che ha raggiunto il suo obiettivo di diventare un giornalista affermato, dovrebbe sapere che tra le file degli studenti di comunicazione ci sono moltissimi giovani che vorrebbero fare il suo stesso lavoro. Cosa avrebbe detto, quando a 16 anni ha iniziato a lavorare per l’edizione abruzzese de Il Tempo, se qualcuno gli avesse pregato di cambiare strada, e provare a fare altro?

Immediata, comunque, è stata la mobilitazione degli studenti che, sfruttando i social network hanno creato gruppi su Facebook contro queste affermazioni di Vespa e hanno in programma di far sentire ancora la loro voce. Perchè di certo noi di Comunicazine non siamo in grado di costruire case o aerei, ma sappiam farci sentire, quando è necessario.

 

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categoria:bruno vespa, scienze della comunicazione
sabato, 31 gennaio 2009

I telegiornali sono una delle principali fonti di informazione. Se Internet è usato maggiormente dai giovani, se i quotidiani hanno subito un calo nelle venditenegli ultimi anni. i tg continuano ad essere seguiti dalla maggioranza della popolazione.Ascoltare le notizie anzichè leggerle, avere la possibilità di vedere ciò di cui si parla mentre si sta a tavola, o si è affaccedati in altro è il motivo del successo dei tg. Ma i tg italiani non sempre garantiscono quella patina di imparzialità e obiettività che qualsiasi attività giornalisica dovrebbe rispettare.Certo, i tg a differenza degli altri mezzi di informazione hanno un tempo e uno spazio limitato, devono fare i conti con la cosiddetta scaletta e non possono raccontare tutto ciò che accade nella nostra penisola, e per questo danno rilievo ai fatti più importanti della giornata.

I telegiornali, quindi, per la loro capacità di entrare nelle case delle famglie hanno il potere di rasserenare,esasperare, creare sentimenti comuni nella popolazione o dividerla. Le notizie di cronaca sono una parte fondamentale della scaletta di tg, e spesso un omicidio, o uno stupro, una rapina diventano subito la prima notizia.

Ciò che c'è di strano, però, è che spesso una notizia che ha guadagnato l'attenzione dell'opinione pubblica non solo viene riproposta per giorni e giorni, ma crea dietro di sè una serie di altri casi simili che ne successivi giorni si verificheranno in ogni parte d'Italia. Per spiegarmi meglio: tutti ricordiamo il caso di Cogne, di cui si parla ancora oggi nonostante siano passati parecchi anni, beh da quando la Franzoni fu accusata di aver assassinato il figlio, nei mesi successivi non c'era tg che non parlasse di altre mamme assassine. Lo stesso è avvenuto con il fenomeno del bullismo. Non appena una notizia importante su questo fenomeno che da sempre esiste ma di cui nessuno si era mai occupato seriamente  è apparsa sui tg nazionali, dal giorno seguente sembrava che tutti i ragazzi italiani fossero impazziti e fossero diventati tutti bulli. Oggi invece non esistono più madri assassine o ragazzi bulli, oggi è il periodo degli stupri. Ogni giorno i tg ci raccontano di stupri avvenuti in vari posti d'Italia. Non che prima non esistessero ma è che ora sono più importanti.C'è discrepanza, poi, anche se uno stupro riguarda un'italiana o una straniera. Nel primo caso si monterà un servizio di qualche minuto, nel secondo solo un accenno tra un servizio e l'altro.

Ma i tg italiani sono bravi non solo a raccontare ciò che accade, ma anche a nasconderlo. Pochi giorni fa infatti c'è stata una manifestazione a Roma, in piazza Farnese organizzata dai familiari delle vittime per mafia, che aveva come fine anche di supportare l'operato dei giudici De Magistris, Forleo, Apicella e quanti altri sono osteggiati nel compiere il proprio lavoro. Alla manifestazione ha aderito anche l'Idv di Di Pietro. Dai telegiornali nessuna notizia nei giorni precedenti alla manifestazione, mentre il mattino dopo tutti i tg puntavano il dito contro Di Pietro accusato di aver rivolto parole offensive al Presidente Napolitano. Solo questo ha interessato i tg, che non hanno parlato dei fini della manifestazione affermando addirittura che si trattava di un comizio dell'Idv.

I telegiornali italiani, quindi, di certo non mentono. Ma di sicuro a volte nascondono la verità.

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categoria:giornalismo, telegiornale, telegiornali
giovedì, 04 dicembre 2008

Con l'arrivo del Natale si aprono le danze del consumismo. Tutti in cerca di regali da fare,tutti in attesa di regali da ricevere. Quest'anno abbiamo la possibilità di fare un vero regalo, sostenendo la campagna "La lista dei desideri" lanciata da Save the Children.

Regalando un simpatico yak, animaletto peloso simbolo della campagna, potrete contribuire anche voi alla "Lista dei desideri", "un sito dedicato a raccogliere fondi per migliorare le condizioni di vita dei bambini di tutto il mondo in maniera originale e divertente".

Aggiungete sotto l'albero anche questo regalo, ne vale la pena.


Lista dei Desideri "Save The Children"
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categoria:savethechildren, la lista dei desideri
mercoledì, 03 dicembre 2008

Natale, a Napoli, significa presepe. E presepe significa San Gregorio Armeno. Una via che durante il periodo natalizio diventa la culla del presepio, con i suoi negozi dove artigiano costruiscono a mano pastori di qualsiasi tipo, dimensione, colore. Case, stalle, la Sacra famiglia, i re magi, il bue e l'asinello. Ma anche il pizzaiolo, il fornaio, il venditore di latte, insomma qualsiasi mestiere prende forma di statuetta.San Gregorio Armeno a Natale diventa un posto magico, che attrae gente da tutta Italia. La folla, sempre numerosa, si destreggia tra le bancarelle situate fuori dai negozi. Ma in una confusione ordinata.

Quest'anno però, qualcuno vuole porre fine a questa tradizione. L'amministrazione napoletana non ha voluto rinnovare il contratto agli artigiani ambulanti che traevano il loro sostentamento da quella piccola bancarella piena di pastori. E cosi sono diventati abusivi. Gli artigiani si difendono dicendo di aver pagato per anni la tassa per l'utlizzo del suolo pubblico, che quest'anno senza spiegazioni non gli è stata rinnovata.  Dietro quella piccola bancarella, però, si nascondono famiglie che vivono solo grazie a quanto accumulato nel periodo natalizio. "Da quelle bancarelle dipende la sopravvivenza di decine di famiglie", ribadiscono gli artigiani.

L'amministrazione e le istituzioni napoletane dovrebbero incoraggiare le inziative che fanno conoscere il lato bello di Napoli. Affinchè la città non sia conosciuta solo come capitale della camorra, della disoccupazione, dei rifiuti. Perchè non è solo questo. E se lo è, non è certo per colpa solo dei cittadini.

 

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categoria:napoli